Foodporn

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Cosa si vuole intendere per foodporn?

…..Un momento, non sono qui per dare definizioni!

Anche perchè è sufficiente digitare il termine su qualsiasi motore di ricerca per essere sommersi da definizioni più o meno appropriate.

Quanti di voi fotografano il cibo che stanno per mangiare??…..

Tantissimi, lo so.

Questo post non vuole essere una critica verso coloro i quali si adoperano, spesso in maniera acrobatica, per scattare foto accattivanti del “food” appena servito.

La mia riflessione è sul perchè si fa questo.

Vogliamo forse rendere pubblico il fatto che ci stiamo accingendo a gustare un piatto meraviglioso?

Vogliamo avere una sorta di “archivio” fotografico di tutte le zozzerie che ingurgitiamo quotidianamente?

O forse vogliamo soddisfare una qualche forma di piacere personale, una specie di masturbazione visual-gastronomica?

Personalmente faccio foto di cibo per lavoro, ma non solo, lo ammetto.

Mi piace ricordarmi di cosa ho mangiato in quel dato ristorante e di come veniva presentato il tal piatto.

E’ un pò quello che spesso accade oggi quando non vogliamo dimenticare qualcosa e così la fotografiamo.

Il fatto che poi l’immagine rimanga a prendere polvere nella memoria del nostro smartphone poco importa, ma è “cosa nostra”, ormai ci appartiene.

 

 

 

 

 

Mario Dondero, insegnamenti.

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Mario-Dondero-2In questi giorni ho approfondito la mia ricerca su Dondero, uno dei più grandi fotogiornalisti del nostro tempo, scomparso nel dicembre 2015.

Mi sono letto alcuni articoli ed ho ascoltato numerose interviste.

Dondero dice di essere stato mosso dalla sua profonda curiosità per le relazioni umane.

Scopre la fotografia la quale gli permette di essere in mezzo alle cose con più libertà e molta più umanità rispetto al giornalismo.

C’è una frase che egli pronuncia e  che ritengo essere una sorta di consiglio per chi si vuole avvicinarsi alla fotografia:

“Ho sempre pensato che fotografare la vita è come raccogliere l’oro per la strada, tu cammini e ti imbatti in situazioni che ti propone il caso, l’importante è avere i sensi allerta e captare le situazioni”.

Mario amava viaggiare e questa condizione era per lui fondamentale.

Ci riferisce la celebre frase del fotografo ceco, Josef Koudelka: “Viaggio per non diventare cieco”.

Il visitare sempre nuovi luoghi rappresenta un allenamento costante per le nostre capacità di osservazione.

Ma ritengo che non è sempre necessario doversi spostare in chissà quali luoghi lontani e sperduti.

Si può “viaggiare” anche sotto casa, nel nostro quartiere, nella nostra città.

Ciò che occorre fare è allertare i nostri sensi, come dice Dondero.

Avere l’abilità di cogliere ciò che nella quotidianità spesso ci sfugge e passa inosservato.

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Ombre, riflessi, atteggiamenti, sguardi, luci.

Proviamo tutti i giorni a “osservare” quanto ci circonda, non con superficialità, ma con attenzione e scopriremo che le occasioni per creare immagini fotografiche interessanti non mancano mai, ovunque.

L’osservazione è un atto che implica un’intenzionalità il cui fine è la conoscenza.

 

Steve McCurry – ICONS

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mostra_mccurry_web-5642-3Finalmente anche nella mia città, Ancona, è arrivata la mostra del celebre fotografo Steve McCurry.

Si trova presso la mole Vanvitelliana, fino al 25 giugno 2017.

Ingresso adulti 10,00 euro.

Ho già scritto un post qui su McCurry che sicuramente è uno dei fotografi contemporanei che più ammiro.

Sono esposte oltre 100 fotografie che rappresentano il meglio di tutta la sua produzione, ad oggi.

La location è molto bella, situata all’interno della mole Vanvitelliana o Lazzaretto, un edificio costruito su di un’isola artificiale dall’architetto Luigi Vanvitelli nel 1733.

L’ambiente è scuro e le fotografie esposte sono ben illuminate da faretti a creare un effetto suggestivo.

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Compreso nel prezzo del biglietto viene consegnata una comoda audio-guida che risulta essere un commento dell’autore stesso sulle sue opere.

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Questa mostra ha rappresentato un occasione per testare il mio nuovo “giocattolino”, una Fuji X100T, mirrorless compatta con obiettivo 35mm fisso.

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I risultati sono veramente impressionanti.

Maneggevole, discreta dotata di mirino ottico/elettronico ha soddisfatto pienamente le mie aspettative.

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Ecco qui sotto la macchina che ho ormai eletto a fotocamera preferita la quale mi accompagnerà ovunque.

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Foto belle e foto buone

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Questo post è ispirato da un’ intervista fatta a Gianni Berengo Gardin che ho avuto il piacere di ascoltare recentemente.

“Bella è una foto esteticamente piacevole, ma c’è solo estetica, buona è una foto magari non ben composta, tecnicamente non perfetta che però ha un contenuto, che ti racconta qualcosa”.

In rete si trovano centinaia di pagine in cui vengono dispensati numerosi consigli su come fare belle foto, in particolare consigli tecnici (come mettere a fuoco con precisione, come controllare la luce, la regola dei terzi e mille altri).

Ma io non voglio fare solo belle foto, io voglio fare buone foto.

E qui entra in gioco il contenuto.

Ma allora un bellissimo paesaggio perfettamente eseguito non è una buona foto? E’ solo bella esteticamente?

Sembra di si, ed in effetti se ci pensiamo bene è così.

Se mettiamo a confronto la foto di un paesaggio mozzafiato eseguita in maniera impeccabile ed una foto di reportage che ci mostra una storia, quanto tempo ci soffermiamo a guardare le due immagini?

Per me la foto che cattura la mia attenzione per più di 10 secondi e che stimola il mio pensiero e le mie riflessioni è una buona foto.

Nel bellissimo paesaggio o nel bellissimo fiore difficilmente mi soffermo per più di una decina di secondi, pur avendo  appagato appieno il mio senso di piacere estetico.

In questa intervista G.B.Gardin cita anche il fotografo brasiliano Salgado il quale afferma che la forma (estetica) deve andare di pari passo con il contenuto, però il contenuto deve essere sempre più forte della forma.

Ma come si arriva a fare buone foto oltre che belle, ovviamente.

Il maestro G.B.Gardin ci da alcuni consigli:

“Oggi come oggi ci sono centinaia di libri di fotografia. Consiglio di comprare più libri che si può, vedere cosa hanno fatto i grandi maestri, cercare di capire perchè i grandi fotografi hanno fatto certe fotografie; e lo puoi imparare non tanto frequentando i workshop quanto guardando i libri e facendoti una cultura fotografica. Questo è importantissimo. Inoltre è molto importante saper distinguere tra i libri. Ci sono buoni insegnamenti e cattivi insegnamenti.”

Che cosa ne pensate?

 

 

Ispirato da Luigi Ghirri

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Chi ama la fotografia deve studiare i grandi fotografi del presente e del passato.

Questi rappresentano dei modelli e sono fonte di ispirazione continua.

Questo non significa che vanno “copiati”, ma che contribuiscono alla formazione ed alla ricerca del nostro stile personale.

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Mentre andavo a zonzo per il lungomare con la mia moto sono stato rapito da questa immagine e subito mi sono venuti in mente i paesaggi di Luigi Ghirri con i suoi colori pallidi, pastello.

Paesaggi “silenziosi”, spesso malinconici.

Il mare colto nella stagione invernale offre piacevoli sorprese.

I cieli sono più drammatici e contrastati e soprattutto l’assenza di persone rende tutto più poetico.

 

Selfie/autoscatto

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Il termine “selfie” indica un autoritratto realizzato con una fotocamera, uno smartphone, un tablet o una webcam puntati verso se stessi o verso uno specchio.

Il selfie non è un autoscatto.

IL risultato finale è simile ma il processo teso a realizzarlo è differente.

Con l’autoscatto noi impostiamo la fotocamera o smartphone su di un qualunque supporto ed azioniamo un “conto alla rovescia” al termine del quale l’apparecchio scatta la foto.

Quest’ultimo sistema ci svincola dalla necessità di compiere acrobazie con le braccia e le mani distese alla ricerca dell’angolazione migliore.

Nell’autoscatto la fotocamera è ferma; siamo noi a doverci spostare e posizionare nel modo più opportuno.

Il selfie non dovrebbe avere particolari pretese artistiche e questo si sa.

L’autoscatto delle pretese artistiche invece potrebbe avercele.

Immaginiamo di avere un treppiede, un’adeguata illuminazione ed un bel fondale.

Sistemiamo il tutto ad hoc, facciamo due tre “autoscatti” di prova per le regolazioni del caso e poi ci sistemiamo nel punto prestabilito laddove punta l’obiettivo, 3….2….1….click.

I risultati possono essere notevoli.

Ci sostituiamo al fotografo, modello e fotografo coincidono.

Pensate che bello!

Niente più problemi di comunicazione con il soggetto, fai così, fai cosà, spostati lì spostati là.

Scherzi a parte, personalmente ho una particolare avversione nei confronti dei selfie.

Non mi piacciono neanche quando ritraggono una bella “gnocca”o un bel “gnocco”.

Propongo una campagna che promuova, invece, gli autoscatti; questi implicano un ragionamento, una valutazione pre e post scatto più approfondita.

Le possibilità sono più ampie, il soggetto può assumere posizioni diverse mentre nel selfie si è molto più limitati (dobbiamo tenere in mano il telefonino!).

E la parola autoritratto??

Il selfie è un autoritratto? Sì ed anche l’autoscatto.

Su questo punto non si discute a prescindere dalla valenza artistica del risultato.

In una discussione letta sul web si citava anche l’aspetto dell’utilizzo del selfie/autoscatto.

Il selfie è orientato ai social network l’autoscatto può andare ben oltre.

Che ne pensate?

 

 

 

 

Luminar

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Luminar è un nuovo software di foto editing creato dalla MacPhun disponibile solo per Mac.

Ha un prezzo molto accessibile, 69 dollari, paragonato ai più blasonati concorrenti della adobe (photoshop e Lightroom).

Ne sto testando le potenzialità con la versione demo.

L’interfaccia è molto accattivante ed intuitiva.

Ad una prima veloce analisi sembra un mix tra photoshop e lightroom, veloce, non distruttivo e consente l’utilizzo di layers sovrapponibili.

Inoltre è dotato di numerosi filtri pre-impostati che ovviamente possono ulteriormente essere modificati per adattarli meglio alle nostre esigenze.

Vi è anche la possibilità di personalizzare lo spazio di lavoro.

Purtroppo non è disponibile una versione in lingua italiana ma questo per molti di noi ormai non è più un problema…

La versione demo ha come limitazione il fatto di non poter salvare/esportare le immagini modificate.

Un’altra interessante caratteristica di questo software è la possibilità di diventare un plu-in di Photoshop, Lightroom o aperture.

Possiamo quindi iniziare ad elaborare le nostre foto con photoshop e finalizzare usando Luminar.

Ho fatto una prova ritoccando alcune foto scattate in Raw con la mia 5d MKII ed onestamente ne sono rimasto molto colpito.

Pur essendo la prima volta che mettevo mano a questo software sono riuscito in pochissimi minuti ad ottenere gli stessi risultati precedentemente ottenuti con Lightroom con qualche possibilità creativa in più.

Consiglio di provarlo, io stesso sto meditando un passaggio definitivo a Luminar.

Phone photography

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La “phone photography” altro non è che la fotografia fatta con un telefono cellulare o più precisamente con uno smartphone.

L’iphone della apple è sicuramente il telefono che ha sdoganato e reso famoso questo “genere” di fotografia.

Perchè si parla di phone photography?

Semplicemente perchè il telefono dotato di fotocamera è un mezzo di ripresa che è sempre con noi, a nostra immediata portata di mano, in ogni luogo, sempre.

Nel 2009 il fotografo Chase Jarvis pubblica “The best camera is the one that’s with you” (La miglior fotocamera è quella che è sempre con te).

Jarvis afferma che lo strumento è meno importante del pensiero; quando ci si rende conto che cosa è in realtà la fotografia tutti gli ultimi ritrovati tecnologici diventano meno importanti. Le fotografia non parla di megapixels o di dynamic range ma bensì di storie e di momenti.

Come non condividere.

Sono appassionato di fotografia da moltissimi anni, da quando ne avevo circa 10 e dopo aver posseduto numerosissime fotocamere analogiche ed ultimamente digitali, mi sono ritrovato in una situazione di stallo, di quasi smarrimento.

Quanto volte vi è capitato di dire ” Ah se avessi avuto con me la mia reflex! che foto avrei fatto!!”.Tantissime volte, troppe.

Sempre più fotografi professionisti fanno uso del telefonino per svolgere i propri lavori.

Un esempio che  mi ha recentemente colpito è il fotografo  statunitense Jack Hollingsworth.

Se avete tempo e parlate la lingua inglese vi invito anche ad assistere ad un suo seminario che ho scovato su YouTube, “Small cameras, big results”.

Tutti possono scattare foto ma non tutti sono fotografi.

La pratica, l’esercizio costante, lo studio, l’osservazione quotidiana di ciò che ci circonda può farci diventare dei “fotografi” o meglio, delle persone con un proprio stile ed una propria visione delle cose e del modo.

Lo smartphone può aiutarci enormemente a progredire in questa direzione: è sempre disponibile, è leggero, non attira l’attenzione di terzi, stimola la nostra creatività costringendoci spesso a muoverci e spostarci per ottenere l’inquadratura o l’effetto voluto.

Per apprezzare maggiormente le potenzialità raccolte in questo strumento andate a visitare il sito IPPAWARDS, iphone photography awards.

Al suo interno sono presenti tutte le fotografie vincitrici, divise per categorie, a partire dal 2008.

Attualmente scatto l’ 80% delle mie fotografie con il telefonino, il restante 20% con la reflex per lavori particolari, in studio…..ma…..sinceramente vorrei provare ad usare lo smartphone anche per il restante 20%, chissà….guardate qui.

 

Elliot Erwitt

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In questo post vi riporto fedelmente alcuni estratti da un’intervista fatta al maestro Erwitt in cui ci parla di alcune sue fotografie.

Interessante da leggere per capire le dinamiche che si celano dietro alcuni famosi scatti.

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“Lavoravo per la Westinghouse, dovevo fotografare dei frigoriferi, niente di più lontano da un confronto tra Est ed Ovest. Mentre ero a Mosca a fotografare frigoriferi  della Westinghouse a Gorky park è arrivato l’allora vice presidente Nixon in visita di stato e così mi sono accodato agli addetti stampa, ed ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto e di poter scattare una fotografia che poi è diventata famosissima. Un pò per i due soggetti, un pò per la guerra fredda, un pò per l’arroganza di Nixon e quella di Kruscev. C’erano tutti gli ingredienti giusti per la riuscita di quella fotografia, la fortuna è estremamente importante, è uno dei fattori più importanti.”

…..”In pubblico non si discutono gli affari di Stato, in pubblico, con i fotografi e tanta gente intorno, ci si mette in mostra. E’ il lavoro di tutti i politici, mettersi in mostra. Delle cose serie invece, generalmente, se ne parla a porte chiuse. Kruscev e Nixon si stavano semplicemente atteggiando davanti a chi era lì a guardare…. Per Nixon in particolare, che era molto ansioso di promuovere se stesso come colui che teneva a bada i russi, era molto importante farsi vedere risoluto. Per questo la foto di lui che punta il dito sul torace di Kruscev gli è stata molto utile specie durante la sua campagna presidenziale, che poi però ha perso.”

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“Quando il presidente Kennedy fu assassinato mi sono precipitato subito a Washington per coprire il funerale al meglio. Delle esequie ufficiali faceva parte anche la sepoltura al cimitero, in Virginia. Io ero in un’ottima posizione, vicino alla tomba, avevo un teleobiettivo ed ho scattato una foto piuttosto toccante della vedova e del fratello. La circostanza era così commovente che qualunque sua rappresentazione sarebbe stata già toccante, ma in questo caso specifico c’era un elemento nella fotografia che a volte sfugge eppure c’è: una lacrima incagliata sul velo della vedova, e questo secondo me fa della foto una cosa a se stante rispetto alle altre.”

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“Ho avuto la fortuna di trovarmi in Unione Sovietica nel 1957 durante l’anniversario della cosiddetta rivoluzione di ottobre; in quell’occasione sono stati mostrati per la prima volta i missili intercontinentali, io sono riuscito a fotografarli sulla piazza rossa e quelle foto sono diventate uno scoop mondiale; mi sono subito reso conto della loro importanza e così ho sviluppato immediatamente  le foto in albergo, nella mia camera, perchè sapevo che in alcuni casi c’era il rischio che la pellicola si rovinasse se fosse passata al controllo bagagli. Ho chiamato subito per far sapere che avevo questa esclusiva, le mie erano le prime foto dei missili intercontinentali, era uno scoop; le foto hanno fatto il giro del mondo ed io sono diventato un eroe per un giorno, ma niente di più.”.

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“Questa fotografia di Marilyn non è legata a nessun aneddoto in particolare; è stata scattata durante una seduta che abbiamo fatto mentre lei stava girando uno dei suoi film a New York; ero impegnato in un film nel cui cast c’era anche lei, si intitolava “Gli spostati”. In precedenza avevo lavorato in film nei quali c’era anche lei ed avevamo già fatto qualche sessione privata; era molto gentile con me, era una donna estremamente intelligente ed andavamo d’accordo. Avevamo fatto diverse sedute e la cosa straordinaria di Marilyn è che era praticamente impossibile farle una foto brutta. Direi che questa sua foto sia molto bella, ma non si era messa in posa, era rilassata e ci stavamo facendo due chiacchere; secondo me questo è il modo migliore per fotografare la gente, senza troppi fronzoli.”

 

Fonte: Contact, i fotografi Magnum.

A spasso per Matera

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Recentemente mi sono recato a Matera per visitare questa splendida ed unica città.

Prima della partenza ho preparato il mio equipaggiamento fotografico conscio delle numerose ed uniche possibilità fotografiche che la città ha da offrire.

Zaino Vanguard, canon eos 5d MKII, 24-70L, samyang 14 mm, 70-200 L, 50mm, flash, trepiedi, filtri nd ed altre amenità.

Risultato finale….lo zaino è rimasto in camera d’albergo a prendere un pò di polvere “materana”.

E quindi? …. ho utilizzato unicamente il telefonino!

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Francamente mi sono rotto le scatole di andare in giro con 6-7 chili di attrezzatura.

A tal proposito vorrei parlare della leggerezza e portabilità dello strumento fotografico.

In questo genere di fotografia che potrei definire “turistico-paesaggistica-reportagistica” il peso è tutto, sotto vari punti di vista.

In primis la nostra schiena ci ringrazierà e poi la discrezione ci favorirà in tutte le situazioni che si possono presentare.

Entrare in determinate location tra cui musei, chiese, ristoranti tipici senza dare troppo nell’occhio ci consentirà una libertà maggiore nel ritrarre le scene che ci interessano.

La spontaneità ne trarrà un decisivo giovamento.

Molti punteranno il dito sulla qualità finale dell’immagine: i files prodotti da una reflex di medio-alto livello non possono essere paragonati a quelli di un telefonino o di una compatta.

E’ vero, ma io preferisco una bella foto che mi comunica qualcosa, che mi rapisce e mi fa sognare eseguita con uno smartphone ad una foto sterile, piatta, insignificante eseguita con la reflex dei nostri sogni.

Qualcuno, non facciamo nomi, ha affermato che la miglior fotocamera è quella che è sempre con noi.

Ebbene, il corredo sopra citato è sempre con me?

…Mmmmm…no.

Nella fotografia di strada sono le luci, le coincidenze, la nostra prontezza ed il nostro occhio a determinare la qualità finale.

Senza contare che avere tra le mani un mezzo per così dire “limitato” ci può stimolare la creatività e l’intraprendenza.

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Tutte le foto sono state scattate con un telefonino Huawei P9.